Ci sono dei film che a riguardarli fanno stare male, essenzialmente poi perché muori di nostalgia: per una persona, un luogo, un periodo della vita che non c’è più e ti manca.
Tutti ne abbiamo di questi film, che possono poi essere canzoni o libri, o anche piatti, profumi e quant’altro.
Io ne ho uno, soprattutto, che è Good Bye, Lenin, un film che alla maggior parte della gente cui ne parlo non è piaciuto o comunque poco, ma che io ho amato subito. Che mi ha fatto scoppiare l’amore per Berlino senza esserci ancora stata, che mi ha fatto impazzire per quella città quando ci sono andata e che mi fa desiderare di esserci ora, là dove ancora tutto sembra sul punto di accadere. E che davvero sembra sia così.
Diverse sono le stelle che mancano nel film di Amelio.
Quelle nascoste da un cielo incessantemente coperto da nuvole di smog. Quelle che sono parole, d'amore, di scusa, di spiegazioni. Quelle che ti illuminano gli occhi quando guardi qualcosa di veramente bello e emozionante.
Manca la gioia qui, la vivacità, i sentimenti tra i protagonisti. La buona volontà, a dispetto del cognome che ha il personaggio di Castellitto, di costruire qualcosa che abbia almeno un po' di dolcezza.
Rimane la tristezza di una Cina squallida e povera, priva di qualsiasi bellezza. Incredibile a vedersi.