15/06/2005
Mi chiedevi di stare ferma immobile, impassibile, in mezzo alla gente, nei bar, nei locali, con una sigaretta o un bicchiere in mano. Stare ferma a tuo piacere, con una luce favorevole: a farmi guardare da te e dal tuo occhio luminoso. Finto.
Ne avevi centinaia di me, sparse per altrettante fotografie, carta stampata, immagini di me ferma immobile, impassibile, in mezzo alla gente, nei bar, nei locali, con una sigaretta o un bicchiere in mano, qualche volta seduta, qualche volta appoggiata, mai fuori, mai al sole, mai con un sorriso.
Ce n'erano centinaia di me, nei tuoi album e nelle scatole, nei cassetti, centinaia di foto di me. Finta.
A me non piacevano, non mi piaceva vedermi a quel modo, ferma immobile, impassibile, non mi piaceva che il tempo passasse così, che fosse centinaia di pose e decine di magliette di colori diversi. E nient'altro.
E poi vidi lei: ferma immobile, impassibile, con un bicchiere in mano. La gente intorno. Tu l'avevi guardata col tuo occhio luminoso e finto. Lei non aveva sorriso ed era stata ferma a tuo piacere. Finta.
Lei in quella foto.
E tu.
E lei.
E non c'era altro da fare.
Che il tempo passasse definitivamente sopra a tutto, a tutta quella carta stampata finta e sopra a te e a noi, un tempo luminoso e vero, come il fuoco che ha portato definitivamente via tutto.
Un incidente.
Mi dispiace.
postato da: chiarafattori alle ore 19:54 | Permalink | commenti (9)
categoria:in prosa