I.
Potresti essere chiunque
Quando cammini su tacchi troppo alti
Quando parli in un tono che non ti riconosci
E guardi intorno e non ti trovi.
Per il giorno del tuo compleanno vorresti fare un viaggio. Chiami Elena, che lavora in un'agenzia turistica, e ti fai consigliare. Vorresti evitare i climi estremi, temi di non essere abbastanza tollerante, e forse ti piacerebbe rimanere in Italia, qualcosa di tranquillo. Lei ti parla della Sicilia: c'è caldo, ma non poi tanto più di qui. Non ci sei mai stata. Ti può trovare un volo poco caro, dice. Devi decidere subito però.
"Grazie"
Elena è la tua migliore amica da quando andavate al liceo. All'università c'è stata solo pochi mesi, ha capito che non le interessava; la riprenderà un giorno, forse, anche se per il momento ci credono solo i suoi genitori.
Chiami Francesco da un telefono pubblico perché hai il cellulare scarico: accenni al viaggio, ti risponde entusiasta, ti propone mete improponibili, gli fai notare che la cifra di cui disponi non è altissima, si offre di pagare lui, non lo puoi accettare. Stasera a cena ne parlerete con calma.
"Dormi da me stanotte?"
"Sì"
Francesco l'hai conosciuto in facoltà, al secondo anno. Parlava nello studio del professor Pilàr con una delle lettrici, in spagnolo, a voce alta e scoteva la testa. Capisti subito che era italiano, non dalla pronuncia, perfetta, ma dal suo gesticolare. Il giorno dopo in classe tenne una lunga e noiosa lezione sulla grammatica storica del catalano, si presentò come dottorando del professor Pilàr. All'esame t'interrogò e per una domanda ti fece abbassare il voto. Un mese dopo lo incontrasti per caso al caffè; ti pagò la colazione, poi, la settimana seguente, una cena. Al ristorante parlasti per lo più dell'università e del fatto che avresti voluto laurearti in critica del cinema: sorrise e disse che secondo lui avresti cambiato idea. Dopo la tesi di dottorato decise di non continuare la carriera universitaria, per ragioni che secondo lui non hai mai compreso, non sai se sia esattamente così, ma di sicuro non te le ha mai spiegate. Ora lavora per un'agenzia pubblicitaria.
L'atrio della facoltà è fresco e vuoto, non prendi l'ascensore e sali le scale contando i gradini, come sempre: settantadue. Hai un appuntamento: il professore ti aspetta nel suo studio. È allegro e abbronzato.
"Domani parto"
Va in Messico per tre settimane. Tu gli parli ma hai l'impressione che non ti ascolti davvero mentre scarabocchia con una matita mangiucchiata. Non distogli lo sguardo da lui, dalle leggere e adorabili zampe di gallina agli angoli dei suoi occhi, bellissimi, che non ti guardano. Sei arrivata ad un punto morto della tua tesi: la trattazione delle varietà gergali giovanili ti ha portato via un sacco di tempo, e non sei arrivata a conclusioni soddisfacenti, forse hai bisogno di più materiale… No, risponde lui: ascoltava. Dice che hai già troppa carne al fuoco, e le conclusioni basta che siano conclusioni, è pur sempre meglio che niente.
"Riposati per un paio di settimane, vai al mare, poi passa al capitolo successivo"
Gli dici del viaggio che eri intenzionata a fare per il tuo compleanno, annuisce compunto e ti porge la mano. Gli lasci una decina di cartelle fotocopiate di fresco che ripone distratto in un cassetto, gli auguri buone ferie e te ne vai con addosso uno strano malessere.
II.
Vorresti essere chiunque
In un luogo che è tuo ma non lo senti
Che odora di qualcosa che non conosci
E ti nasconderesti
Ma non c'è spazio abbastanza.
Prendi l'ascensore per salire al quarto piano dove si trova l'appartamento di Francesco.
Apri con le chiavi che ti ha dato lui e ti annunci sul pianerottolo gridando per coprire una canzone. Ti risponde di andare nella sua camera. Il suo appartamento ha solo due stanze più il bagno, ma è arredato in modo che trovi meraviglioso.
Lui è seduto alla scrivania e sta smanettando sulla tastiera del computer: da una rapida occhiata al monitor capisci che sta lavorando, abbassi lo stereo e chiedi se ne avrà ancora per molto.
"No"
Appoggi la borsetta sul comodino, apri l'altra borsa e cominci a disseminare i tuoi oggetti per la stanza e nel bagno: il pigiama sotto al guanciale, il libro accanto alla borsetta, il beauty sulla mensola accanto allo specchio del lavandino. In bagno ti siedi per fare pipì mentre canticchi la canzone che ti arriva dalla stanza di là, e fai scorrere l'acqua del bidè perché lui non ti senta.
Torni in camera e ti distendi sul letto, ti giri su un fianco voltandogli le spalle.
Appesa al muro di fronte ti sta una stampa di Dalì: è un volto di donna che si scioglie in geometrie sferiche; sei grata all'artista per aver usato colori tenui e freddi, che non ti offendono gli occhi e la fantasia. Non hai mai visto un'esposizione di Dalì, pur avendone avuto modo, perché temi di rimanerne troppo impressionata. Per questo e per altre tue irrazionalità Francesco ti prende sempre in giro, facendo finta di non capire.
Pensi una parola, una frase, che riesca a descrivere adeguatamente quel quadro… non ti viene nient'altro di meglio che dissolvenza…
Chiudi gli occhi.
Ti svegli che lui ti sta massaggiando un polpaccio. Ti fa notare che ti eri addormentata.
"Appisolata"
Si dice pronto per andare a cena. Lo guardi: ha messo una camicia chiara, pantaloni grigi corti al ginocchio, il suo solito dopobarba. Ti piace, fisicamente, come la prima volta che l'hai visto, quando hai pensato che fosse una persona caratterialmente sgradevole, e incredibilmente bravo a letto.
Nella pizzeria c'è l'aria condizionata. Non hai molta fame. Lui ti racconta il suo lavoro, la campagna nella quale sono impegnati e nella quale saranno impegnati per tutto il mese: a settembre deve essere tutto a posto. Tu capisci che non farete il viaggio. Lui ti guarda che sembra lontano chilometri e avvolto in una luce strana. Ti chiede se è tutto a posto.
"Sì"
Fuori dal locale l'aria è immobile e umida. Lui ti cinge la vita e ti dice che per il tuo compleanno troverà il modo di far qualcosa di speciale lo stesso.
Ti chiede se ti va un gelato. Rifiuti e pensi che domani mattina devi chiamare Elena.
III.
Tra pagine che leggi distratta
E parole che arrotondano
Nella tua testa pensieri indefiniti
E musiche che non pensavi
Potessero aver una vita loro là dentro
Cominci a pensare a un nuovo sogno per te.
Trascorri una giornata al mare con tua madre.
Ti distendi sul lettino sotto l'ombrellone, ignorando lei che ti invita a prendere un po' di sole.
Tua madre è ancora una donna piacente nonostante l'età e il difficile periodo che ha passato.
Tuo padre è morto l'anno scorso. Hai sentito dire più di una volta che quando vengono a mancarci i genitori è come se tornassimo bambini. Per te è stato diverso: la liberazione da mesi di malattia e angoscia, e una nuova vita, un dolore mai conosciuto prima, e una maturità conquistata e da mantenere.
Tua madre parla pochissimo di lui, ma oggi ha voglia di farlo. L'ascolti dire quanto era simpatico e insopportabile in compagnia degli amici, e dolce con lei, e instancabile sul lavoro. Le senti incrinarsi la voce e gonfiarsi di malinconia. Le cerchi gli occhi dietro le lenti scure e ti accorgi di quanto le manca.
Uno dei tanti ricordi che hai di tuo padre è lui che guarda sua moglie parlare, senza interromperla, lei che parla di qualsiasi cosa, dei suoi alunni a scuola o della ricetta per la torta di mele che non ricorda, e lui la guarda, e l'ascolta, oppure fa solo finta di farlo, ma ha lo sguardo affascinato. Questa, forse, è l'unica vera prova che tu hai del fatto che loro si amassero.
Una signora giovane e un signore anziano hanno disteso il telo davanti a te, poco lontani, li senti parlare. Lei non è italiana, lo si avverte dalla pronuncia, è sicuramente dei paesi dell'est, rumena probabilmente. È molto carina. Lui avrà ottant'anni, più o meno, sembra molto stanco, parla a fatica. Si rivolgono l'un l'altra con tono di rispetto. Immagini che lei sia un'assistente, una specie di collaboratrice domestica, o di infermiera. Senti che lui parla di una moglie con una signora che gli si è avvicinata e l'ha salutato come se lo conoscesse da tempo. La giovane si è alzata per andare a fare il bagno.
Prendi dallo zaino il libro. Non è una lettura scorrevole e facile, ma splendida, come da tempo non ti era dato di trovare.
Un'esplosione di grida ti fa alzare gli occhi dalle pagine: l'uomo anziano e la signora sua amica sono in piedi sul bagnasciuga, la giovane assistente li sta schizzando con le mani a coppa, saltella loro intorno, eccitata, poi si rituffa in acqua, per uscire di nuovo e rituffarsi, tra risate e grida di gioia, rivolte agli altri due che ridono anche loro. Tua madre la guarda con una certa tenerezza e dice che sembra una bambina.
"È come se vedesse il mare per la prima volta"
E pensi che forse è davvero così.
Ti volti verso di lei.
"Mamma, ti piacerebbe venire qualche giorno in Sicilia con me per il mio compleanno?"
"Sì"
È sorpresa dell'invito, ma non ti chiede di Francesco, anche se forse vorrebbe farlo, e tu gliene sei enormemente grata.
"Bene , allora chiamo Elena"




