10/11/2004

Il primo giorno di freddo vero
Per lei fu come un assalto:
La prese e avvolse tutta
Alla fermata del dieci.
Le mani ghiacce chiuse
A cercar di trattenere un alito di caldo
Gli occhi chiari più piccoli e vuoti.

(c'è la neve sul davanzale
c'è tanto silenzio e tanta pace
come se tutto questo bianco
avesse nascosto tutto il dolore
tutto il rumore…)

Spostava il peso da destra a sinistra
E viceversa, e il dieci era in ritardo
Come quasi sempre.
Le guance prendevano il colore
Della sua felpa: un rosso violaceo.

(… ma nella stanza una musica
un vecchio giradischi
come piace a lui
le vecchie canzoni che piacciono a lei…)

La mattina tutto d'un tratto
Le sembrò come congelarsi
Come se intorno non ci fosse più niente
Di vivo, come se tutto fosse stato coperto
Da un manto di bianco, che avesse nascosto
Tutto il rumore, tutto il dolore.
E dall'angolo apparve il dieci proprio
In quell'attimo, in cui il suo telefonino
Squillò, in cui dall'altra parte lui le chiese
Scusami…

(… e insieme ballano
i piedi nudi sul parquet
le mani chiuse su altre mani
le guance del colore delle labbra
delle unghie
dei seni di lei
del fuoco acceso nel caminetto…)

E quando il dieci ripartì,
Lei seduta vicino al finestrino,
Gli occhi diventati più grandi…

(…niente si può rompere
di questo perfetto sogno)

Salutò con un sorriso,
L'arrivo del primo giorno di freddo

(vero)





































postato da: chiarafattori alle ore 12:32 | Permalink | commenti (11)
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