16/07/2004

La maestra abita qui, nel paese alto. La sua finestra si affaccia su una piccola piazza brulicante, stasera illuminata da luci pallide di fiaccole. Tra i fiori sul davanzale il suo sguardo segue una torcia che volteggia nell'aria muta di respiri trattenuti per essere subito dopo ripresa in mano tra gli applausi. Per pochi giorni l'anno, in luglio, il paese si riempie di artisti, e lui la viene a trovare la notte nella stanza satura di sguardi e sospiri, senza promesse. Stanotte lui avrà il volto bianco e il sorriso rosso, una lacrima da clown lungo la guancia. Si baceranno già sulla porta, prima di parlare. La maestra ha quasi quarant'anni, occhi verde mare e guance asciutte. È sola, ha amato un solo uomo nella sua vita, per anni, e non le è mai importato veramente di averlo con sé per sempre. Lei ha già deciso da giorni che stanotte rimarrà incinta.

Il figlio dell'architetto si aggira inquieto tra la folla e con gli occhi cerca di incrociare uno sguardo obliquo, o occhiali scuri. Stringe con mano sudata la sua banconota nella tasca. Pensa a sua sorella che non gli parla più da giorni ormai e a suo padre che se sapesse non gli parlerebbe mai più. Incrocia occhiali scuri. Un cenno con la testa. Un vicolo buio e passaggi veloci. Ora c'è solo un posto nascosto e segreto dove andare per dimenticare. Una ragazza gli passa vicino e gli sfiora la manica della camicia con un braccio nudo: si volta e intravede capelli lunghi ricci biondi.

Il bambino della farmacista stringe la mano a sua madre, con il cuore in subbuglio. I suoi quattro anni sono tutti tesi verso le mani invisibili che suo padre gli ha detto esserci dietro il cartone e le vesti argentate della principessa rapita e del grosso grasso orco cattivo. S'immagina un uomo, come il barbuto Mangiafuoco del libro illustrato che gli leggono la sera, a muovere i due burattini che invece la notte, chiusi nelle loro gabbie, vorrebbero scappare. La farmacista gli sussurra in un orecchio "ti piace?". Lui rimane immobile e non risponde, stampigliato nella mente il mangiafuoco sghignazzante… Finché l'orco non sparisce, sorpreso, ucciso, incenerito, e un principe sfoderante una lunga finta spada non bacia la principessa… e poi una musica trionfante accompagna gli applausi e due giovani piccoli magri dai capelli rossi, maschio e femmina, sbucano fuori dal teatrino, sorridenti e inchinanti. Il bambino della farmacista rallenta i battiti nel petto e batte le mani sollevato.

L'inglese siede nella piccola taverna affollata, beve il suo bicchiere di vino rosso. Non ama molto queste manifestazioni di piazza, che richiamano troppa gente, più di quanta ne sia realmente interessata. Ma da quando abita in Toscana ha sentito molto parlare di questo paese e della rassegna di teatro di strada che ospita ogni anno, e non ha resistito alla curiosità e alla prospettiva, semmai, di scriverne. Finito di bere il suo vino, esce in strada. Ormai è buio. Lo colpisce un odore intenso, muschiato, che gli ricorda vagamente qualcosa. Attraverso gli alti trampolieri che gli passano davanti scorge una figura chiara, bionda, cerca di non perderla di vista, la segue.

L'architetto ama Certaldo, il paese dov'è nato, e la festa che anno dopo anno diventa più bella e importante. Passeggia con la moglie al braccio per le strade e si sofferma ogni tanto per assistere a qualche spettacolo, o per ammirare le statue viventi o un cantastorie. Sua moglie gli parla all'orecchio con la solita voce mielata, gli parla del loro figlio, con preoccupazione. Lui non crede ci sia niente di oscuro nel suo ragazzo, troppo silenzioso e malinconico: "crescerà, cambierà, si sistemerà tutto…" e accarezza la spalla di lei con discrezione, un movimento veloce e quasi impercettibile. Si preoccupa delle apparenze più di tutto, l'architetto, non crede che possa esistere davvero qualcosa che non si può vedere.

La barista spilla una chiara media e spia il signore inglese che sta bevendo vino rosso al tavolino sotto la finestra. Sa che presto lui si alzerà per uscire: ci sono troppe persone che in piedi aspettano il proprio turno. Vuole imprimersi velocemente nella memoria l'immagine di quell'uomo, per ricordarla. Sa che non lo rivedrà più: è un turista senz'altro, è inglese, lo si capisce subito guardandolo. Ha baffi e capelli quasi bianchi, avrà cinquant'anni almeno, un fascino aristocratico. La barista sogna di fare la scrittrice e ha decine di personaggi e intrecci nella mente, che solo raramente finiscono su carta riciclata vergata d'inchiostro blu. L'inglese potrebbe essere il personaggio di una storia d'amore contrastata… lui potrebbe essere un professore, un pittore, un poeta… un lord trasferitosi in Italia per trovare la pace e l'ispirazione, un amore… La barista deve lavorare, servire i numerosi avventori, e intanto non perde di vista il suo personaggio, e sospira rammaricata quando si accorge, dopo essersi voltata solo per pochi attimi per preparare un caffè, che lui se n'è già andato.

Il figlio dell'architetto ha seguito la ragazza dai capelli ricci lunghi biondi, fino ad uno spiazzo di quelli destinati alle rappresentazioni, si siede vicino a lei per terra: il suo ginocchio le sfiora il vestito chiaro e lungo. Inizia lo spettacolo: un quadro vivente e un violino in sottofondo, una faccia e due mani che si muovono con lentezza e difficoltà entro una cornice e uno sfondo nero. Il figlio dell'architetto non guarda ormai più la ragazza, ma è rapito dagli occhi dell'artista del quadro, ipnotici, tristi: lo assale una malinconia senza fine, una gran voglia di piangere. Quando la performance finisce si volta verso la ragazza, ma lei non c'è già più.

Il marito della farmacista ha riaccompagnato la moglie e il figlio a casa, un appartamento nuovo e spazioso nel paese basso. Per il bambino è già tardi, anche se è eccitato per le cose viste e non vuole dormire. Il marito della farmacista ora è uscito, ha detto che ha ancora voglia di fare una passeggiata. Lei lo aspetta in fondo alla discesa, dove c'è il negozio di suo padre. Appena un'ora prima si sono visti di sfuggita su, vicino ad una bancarella, si sono scambiati uno sguardo d'intesa per rinnovare l'appuntamento. Lo fa entrare nel retro del negozio, tra cornici impolverate e segatura. Lei è bellissima, stasera più di sempre… ha un vestito lungo chiaro,le braccia nude, i ricci biondi sciolti sulle spalle.
La stringe con forza.
Siamo pazzi lo sai?
Sì…
Io ho un figlio…
Sì…
Non posso…
Ormai è troppo tardi. Io ti amo.
Anch'io…

L'inglese ha seguito la figura chiara fino in fondo ad una ripida discesa, l'ha vista appoggiarsi alla vetrina di un negozio, aspettare. Lui si è nascosto per spiarla. Si sente ridicolo, puerile, molto poco inglese. Ma è affascinato da quella ragazza, e non vuole andarsene senza aver saputo nulla di lei, e non vuole avvicinarsi a parlarle, intanto perché ormai è troppo tardi, non saprebbe cosa dirle, e poi perché potrebbe perdere l'incanto di quella visione. Vede un uomo alto e magro che le si avvicina. Si scambiano poche frasi, non riesce a sentire, poi si guardano intorno ed entrano nel negozio. Allora l'inglese un po' deluso esce dal suo nascondiglio, getta un'occhiata alla vetrina quando ci passa davanti, il negozio di un corniciaio: non vede luci né movimenti dentro. Le cornici esposte gli sembrano di buona fattura: magari potrebbe tornare nei prossimi giorni, a commissionarne una per l'ultimo quadro che ha dipinto. Si avvia a passo sostenuto verso la sua auto. Un'esplosione gli fa alzare lo sguardo verso la collina: un fuoco artificiale.

La maestra si affaccia di nuovo alla finestra: la piazza ormai è vuota. Gli artisti hanno già riposto clave, palle, monocicli e cappelli a cilindro, si sono spogliati di colori e musica, si sono messi sotto le lenzuola, o attardati a scambiarsi trucchi ed esperienze. La maestra sente bussare alla porta. Sa che è lui. Apre. Un lungo bacio prima di parlare. Un lungo sguardo. Il racconto di un anno rimandato a più tardi, oppure a mai.

L'architetto rientrato in casa trova suo figlio seduto al tavolo di cucina. È in lacrime, trema. Parla. Parla per un tempo che gli sembra eterno, lo ascolta incredulo. Vorrebbe scappare. Non può farlo. E suo figlio che lo guarda ora come lo guardava a tre anni e gli chiede aiuto. Sente in lontananza il rumore dei fuochi artificiali: la festa per questa sera si sta per concludere. Prende tra le braccia quel che rimane del suo ragazzo dopo quella confessione.

Il bambino della farmacista dorme a pancia sotto stringendo il cuscino. Sogna di fare il burattinaio, di far cantare e ballare principesse e principi, e di uccidere orchi cattivi, neri mangiafuochi sghignazzanti e streghe ossute. Parlotta, nel sonno.

La barista finalmente può sedersi alla sua scrivania. È notte fonda, lei è stanca, ma ha voglia di scrivere la storia del suo lord inglese: artista, non più giovane, non molto alto, capelli e baffi sale-e-pepe… innamorato della giovane figlia di un corniciaio toscano… Scrive su carta riciclata, con inchiostro blu. Ma scrive solo poche righe, perché la stanchezza è troppa. Appoggia la penna vicino al foglio e la guancia sul braccio steso sul tavolo. Prima di chiudere gli occhi si augura di non perdere l'immagine del suo inglese, e di non dimenticarla, la storia che vuole raccontare.











postato da: chiarafattori alle ore 12:33 | Permalink | commenti (4)
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