La ragazza del bar lo saluta con un sorriso e, prima ancora che lui parli, gli versa un bicchiere di succo d’arancia.
Oramai ci sono solo coppie anziane e i ragazzini del luogo in spiaggia.
Luca ha deciso che rimarrà ancora una settimana, poi tornerà in città.
La ragazza del bar ha la carnagione insolitamente chiara, per il luogo dove vive e per il lavoro che fa. A Luca viene in mente che non le ha mai chiesto come si chiama, anche se gli sembra di ricordare qualcuno che l’aveva chiamata Maria, una volta.
Finisce di bere, paga e nel mentre ascolta una signora, seduta ad un tavolino con un’altra, che racconta di come ha ristrutturato la sua “enorme casa”, ricavando al piano terra uno studio per suo nipote architetto, appena laureato. Luca si volta un attimo per guardarla: ha uno sgargiante abito fucsia e le unghie laccate di rosso. E qualcosa di maligno nello sguardo, come una luce malata che lo colpisce e lo mette a disagio.
Uscendo saluta la ragazza del bar con la mano; si domanda cosa farà lei tra qualche settimana quando lo stabilimento chiuderà: forse è una studentessa universitaria e comincerà a preparare gli esami per la sessione autunnale o forse avrà un altro lavoro.
Tornando a casa si ferma a comperare il pane.
L’appartamento che ha preso in affitto è un bilocale con un terrazzino, dove di solito Luca scrive, specie ora che non fa più molto caldo, anche nelle prime ore del pomeriggio. Fino alla scorsa settimana c’erano due ragazze nell’appartamento accanto che ha una terrazza che confina con la sua e dove loro facevano sempre colazione. Erano due belle ragazze, atletiche molto abbronzate, una portava i capelli platino tagliati corti, l’altra li aveva lunghi e color rame. Le sentiva spesso parlare di film della scorsa stagione e di libri di Camilleri. Ora che se ne sono andate l’appartamento è rimasto vuoto: è venuta una signora col marito due giorni fa, sono rimasti solo poche ore, il tempo per fare le pulizie e portar via una televisione.
Dopo pranzo Luca si stende sul letto, guarda il soffitto spugnato di giallo canarino e gli viene da pensare a Sara, all’ultima volta che l’aveva vista, poco prima dell’estate: aveva un bell’aspetto, era ingrassata di qualche chilo. Le manca, avrebbe voglia di chiamarla, ma sa che lei gli parlerebbe del matrimonio che sarà per la fine di ottobre, e lui ne soffrirebbe troppo.
Luca deve finire di scrivere il libro: sono ormai dieci mesi che ci lavora, e non ha ancora trovato un finale adatto. È un romanzo che porta tante tracce di Sara, e che dovrà farle leggere, e di questo ha paura. Non sa se sarà una buona storia, se potrà piacere a qualcuno, inizia con una frase che aveva letto in un altro libro, molto tempo fa: “nei sogni si comincia sempre scendendo in basso…”, una frase che si addice stranamente, aveva pensato allora senza capire bene perché, a lui e Sara, a quello che erano stati l’uno per l’altra e che continuavano nonostante tutto ad essere.




